Bibliografia Citati da Angelo Cianti nel suo Pianeta Terra, benvenuti all'inferno |
Pianeta Terra, Benvenuti all’inferno di Giovanni Angelo Cianti
La sottospecie umana dei sapiens compare improvvisamente e inspiegabilmente sulla Terra in tempi recentissimi, poco più di centomila anni fa. Da allora, docile e obbediente, è gestita esattamente come noi facciamo con gli altri animali, la sua assoluta mancanza di consapevolezza consente a chi la guida di operare nell’arbitrio più totale, fuori da ogni controllo. La sua storia è una interminabile litania di miserie, fame, guerre, sofferenze e morte, incapace com’è di imparare persino dal dolore. Una biomassa illusa di essere protagonista di vicende delle quali è solo una pallida controfigura, canea di burattini che si agitano senza capire, marionette manovrate da altrui volontà. Non a loro – perduti in meschini affanni - questo libro è dedicato. L’obiettivo che ci siamo posti è strappare quella piccola parte di umani che ne sono consapevoli all’Inferno nel quale vivono, ridare a questi rari esemplari di uomo la loro intrinseca natura, la dignità di animali sani, liberi, veri e di conseguenza finalmente felici. |
L’altra europa di Paolo Rumor
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Resi umani di Mauro Biglino e Pietro Buffa
In quel suo saggio The Divine Animal lo studioso ipotizzava che antichi colonizzatori del nostro pianeta avessero effettuato pressioni selettive sugli ominidi, guidando nel tempo l’evoluzione umana, sia biologica che culturale. A distanza di quasi 50 anni da quel primo studio, gli autori bestseller Mauro Biglino e Pietro Buffa tornano sul tema alla luce di conoscenze più moderne e dati più aggiornati che provengono sia dal mondo scientifico che dall’analisi degli antichi testi sulle origini. In questo libro scoprirai: Perché Homo sapiens mostra (tra i primati) caratteristiche biologiche tipiche delle specie addomesticate? Domesticazione nell’evoluzione umana: processo autonomo od opera di terzi? Antichi miti descrivono come all’uomo sia stato insegnato tutto… All’interno del genoma per comprendere cosa ci ha reso umani e cosa è la “materia oscura del genoma”. Antichi miti descrivono manipolazioni di embrioni e nascite di uomini al di fuori del corpo materno (ectogenesi), una possibilità a cui la scienza lavora. …e molto altro ancora! Un libro di Mauro Biglino e Pietro Buffa. |
Dominio di Francesco Saba Sardi
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Pietro Ratto https://www.youtube.com/watch?v=cvAM10DCKyU&vl=it
Non è assolutamente vero che esser famosi significhi contare davvero qualcosa. Nell’era dei social network, in cui ognuno cerca disperatamente di apparire e di collezionare il maggior numero possibile di amici e di condivisioni, chi davvero esercita un’influenza importante non viene mai, o quasi mai, menzionato. Non c’è nessun accenno, per esempio, alla famiglia Rothschild all’interno dei libri di storia su cui i nostri ragazzi studiano. Questo cognome è quasi sconosciuto. Nonostante ciò, questo libro intende dimostrare come i Rothschild e le altre dinastie con cui essi si sono via via imparentati, abbiano esercitato un’influenza enorme sulla storia del nostro pianeta, per lo meno dalla fine del Settecento ad oggi. Un’indagine quanto mai attuale, che spiega molte cose sul famigerato debito pubblico diventato ormai un’ossessione per milioni e milioni di persone; uno studio che, condotto in parallelo sulle singole grandi famiglie della finanza internazionale, parte da parecchi secoli fa e dimostra che i grandi banchieri e imprenditori del nostro tempo discendono da antichissime stirpi, spesso di sangue reale, i cui esponenti, intorno al diciassettesimo secolo, sembrano essersi improvvisamente resi conto che il tempo dei privilegi dei nobili stava finendo. E che la nuova partita si sarebbe vinta sul terreno del controllo dell’intera economia mondiale.
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Breve storia del futuro di Jacques Attali
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Fonte: Le Scienze 23/11/2005
Statmina, il gene della paura I topi privati di statmina si comportano in modo eccessivamente audace
Gleb Shumyatsky della Rutgers University e colleghi hanno scoperto che il gene della statmina - normalmente presente ad alti livelli nella regione del cervello chiamata amigdala - controlla sia le paure innate che quelle acquisite. I topi privati di statmina esibiscono livelli di ansia insolitamente bassi anche in situazioni che dovrebbero istintivamente ispirare paura. Gli animali mostrano anche minori reazioni di fronte a condizioni che in precedenza si erano dimostrate poco piacevoli, segno che i topi sono privi della normale memoria per la paura. "Anche se uno dei circuiti neurali meglio conosciuti nel cervello dei mammiferi è proprio quello che controlla il condizionamento alla paura, - commenta Shumyatsky - si sa ben poco dei meccanismi molecolari alla base di queste reazioni. Ora abbiamo scoperto che il gene della statmina ha un compito fondamentale nel controllo delle paure innate e di quelle acquisite. Va ricordato che la paura svolge un ruolo essenziale per la sopravvivenza".
Shumyatsky, et al.: “Stathmin, a Gene Enriched in Lateral Nucleus of Amygdala and in the CS and US Pathways, Controls both Learned and Innate Fear”. Cell, Vol. 123, 697–709 (18 novembre 2005), DOI 10.1016/j.cell.2005.08.038. |
Citati da Paolo Rumor "L'altra Europa" |
di Graham Hancock
Quando i ghiacci si sciolsero tra 15.000 e 8.000 anni fa e il livello del mare si alzò, l'acqua coprì più di 25.000 chilometri quadrati di terra abitabile alterando radicalmente la forma del mondo. Con l'aiuto della più sofisticata tecnologia computeristica per disegnare il modificarsi delle coste, l'autore scopre impressionanti conferme degli antichi miti. E così indossa la muta e si immerge alla ricerca di resti che, incredibilmente, sono esattamente dove gli antichi testi li indicano. |
di Loris Bagnara
Già in passato sconvolgimenti climatici e geologici hanno messo in pericolo la sopravvivenza della civiltà e del genere umano. È possibile che la terra traballi e si inclini, che il sole si fermi e il cielo ci cada addosso? Qual è il vero significato del progetto Giza?
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di Michael Baigent e Richard Leigh
I rotoli del Mar Morto furono ritrovati all'interno di alcune caverne situate a circa trenta chilometri a est di Gerusalemme nel 1947 e nel 1956. Ma solo oggi Baigent e Leigh sono riusciti a ricostruire quello è stato definito "lo scandalo accademico del ventesimo secolo". E ci spiegano come e perché la stragrande maggioranza degli ottocento antichi manoscritti in ebraico e aramaico, rimasti sepolti per diciannove secoli, sono stati tenuti nascosti dalle varie accademie di orientamento religioso fino a tempi molto recenti. Con una serie di interviste, un'approfondita analisi storica, l'esame di materiali originali, editi e inediti, gli autori sono riusciti a scoprire la vera ragione dell'aspra contesa scatenatasi tra gli studiosi attorno ai ritrovamenti di Qumran. Quelle pergamene infatti contengono niente meno che una sconvolgente reinterpretazione delle origini del Cristianesimo, una versione totalmente innovativa della vicenda storica di Gesù, e addirittura consentono di guardare da una nuova prospettiva alle tre grandi religioni monoteistiche nate nel Medio Oriente. Esso chiarisce, in modo estremamente semplice e di piacevole lettura, le complicazioni che hanno portato ad una severa censura ecclesiastica del contenuto dei manoscritti per quasi un quarto di secolo. |
Theodor ReikDa Wikipedia, l'enciclopedia libera. |
di Henri Lobineau
di Henri Lobineau
I "Dossier Secrets d'Henri Lobineau" ("archivi segreti di Henri Lobineau") sono un documento di 27 pagine che fu depositato presso la Biblioteca Nazionale di Francia il 27 aprile 1967. Il documento presenta parte della storia del Priorato di Sion come falsificata dal duo Pierre Plantard e Philippe de Cherisey[6]. Tredici delle sue 27 pagine sono state riprese da un altro documento dello stesso genere datato 1964, la Généalogie des Rois Mérovingiens et Origine des diverses Familles Françaises et Etrangères de Souche Mérovingienne d’Après L’Abbé Pichon, le Docteur Hervé et les Parchemins de l’Abbé Saunière de Rennes-le-Château (Aude), di Henri Lobineau, contenente genealogie caserecce realizzate in copia conforme dal modello di Pierre Plantard, nel tentativo di dimostrare che discendeva dal re merovingio Dagoberto II.
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