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Monday, January 13, 2014

Yarmouk - Una responsabilità palestinese
di Ibrahim al Amin

Dobbiamo esprimere pentimento prima di affrontare un tale argomento? Così sia, ecco quà: Colui che assedia il campo profughi è un criminale, colui che uccide le persone per fame o sete è un criminale, e chi non parla contro questa oppressione è un criminale! Abbastanza giusto? Mettiamoci al lavoro.

Dopo la morte di Ariel Sharon, una sola frase ha fatto eco da quelli che sostengono l'opposizione in Siria e si oppongono alla Resistenza in Libano! Sulla base dell'esperienza, dell'ideologia, della politica, della storia e della geografia, la maggioranza di queste persone non sono sostenitori della causa palestinese. Al contrario, non hanno si sono mai alzati una sola volta in piedi contro una delle umiliazioni e dei massacri subiti dai palestinesi in tutto il mondo, eppure concordano che: "Sharon è morto solo dopo che era stato assicurato che qualcuno nel campo profughi palestinese di Yarmouk sta continuando quello che egli aveva iniziato a Sabra e Shatila!".

Coloro che credono che questa sia un’espressione di solidarietà per i palestinesi, si facciano sentire. Coloro che pensano che un tale stupido slogan aiuti i palestinesi, sono ridicoli.

Ma, è un dato di fatto, Yarmouk non è Sabra e Shatila. La Siria non è il Libano. L'esercito siriano non è né le forze di occupazione israeliane, né le gang libanesi razziste. I gruppi armati nel campo non sono i pionieri della rivoluzione palestinese. Il movimento palestinese salafita non appartiene all'Organizzazione per la Liberazione della Palestina. E la strada per la Palestina non attraversa Damasco.

Innanzzitutto, i palestinesi dovrebbero affrontare la verità su se stessi, popolani prima che leaders, e rifugiati prima che residenti della storica terra nei territori rubati nel 1948, nella Cisgiordania occupata e nella liberata Strscia di Gaza, che si è trasformata in una grande prigione!

Oggi, gli avvenimenti in corso sono al 100 per cento una responsabilità palestinese. Questo è un fatto, e coloro che lo negano, ci dovrebbe presentare le prove, non slogan. Dovrebbero ammettere che i palestinesi in Siria hanno goduto i vantaggi di cui le loro controparti sono state private ​​in ogni angolo del mondo, vantaggi nemmeno goduti a Gaza ne in Cisgiordania. In Siria, i palestinesi erano cittadini.

Naturalmente, i palestinesi hanno sopportato l'oppressione, la tirannia e la miseria come tutti i siriani. Essi hanno inoltre sofferto dalle pratiche di alcune forze palestinesi che hanno approfittato delle loro relazioni con Damasco. Ma cosa succede a Yarmouk oggi? Chi li ha resi un bersaglio? Che cosa ha spinto i palestinesi in questo campo a credere di voler rovesciare Bashar al Assad?

A metà del 2011, Yarmouk si è trovato nel al cuore della crisi siriana. Nessuno immaginava che sarebbe rimasto neutrale, ma nessuna persona sana di mente poteva immaginare che gran parte del campo avrebbe alzare le armi in faccia alla Siria.

Il campo ha assistito a scontri interni, poi alcuni residenti si ribellarono e assunsero vaste aree nell'interesse della rivoluzione siriana. Hanno rifiutato di lasciare entrare l'esercito siriano, e trasformato il campo in un paradiso per i gruppi armati dell’opposizione.

L'esercito siriano ha bombardato il campo. Militanti e civili sono stati uccisi. A questo è seguito dal grande esodo. Quelli che sono rimasti sono coloro che si rifiutavano di passare attraverso un nuovo sfollamento, così come membri dei gruppi armati e delle loro famiglie. In pochi mesi il campo si è trasformato in un rifugio per gruppi come lo Stato Islamico d'Iraq e Siria ISIS e al Nusra Front.

Il gruppo più importante del campo è la Brigata Aknaf Bayt al Maqdis (Brigate nei dintorni di Gerusalemme), formato da membri di Hamas, tra cui una guardia del corpo del capo dell'ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal. Hamas sostiene che i capigruppo non sono più all'interno della sua struttura organizzativa, ma ancora si rifiuta di condannare le loro azioni. Alcuni di questi militanti hanno fornito assistenza a gruppi armati al di fuori del campo e anche nella campagna fuori Damasco.

Nel frattempo, l'esercito siriano non è entrato nel campo, e non intende farlo. Questa è una decisione delle autorità siriane, ben nota da tutte le parti, compresi i gruppi armati del campo. Nessuna vera soluzione potrà mai essere raggiunta a meno che i palestinesi stessi non forzino i militanti fuori dal campo e decidano di prendere le distanze da ogni tumulto interno alla Siria.

Ma il vero problema qui va oltre Yarmouk, in realtà coinvolge molti palestinesi, tra i sostenitori del movimento islamico in Palestina e nella diaspora. Si basa sulla consapevolezza palestinese che quello che sta accadendo oggi va contro le loro convinzioni per quanto riguarda il futuro della loro causa. I comportamenti degli islamisti in Siria, Egitto e in altri paesi sono portatori di catastrofi.

Può un palestinese spiegare il segreto di questo grande entusiasmo per rovesciare il regime di Assad? Quali interessi stanno servendo per distruggere la Siria?

Perché un giovane palestinese dei territori del ‘48, della Cisgiordania, o di Gaza è pronto a viaggiare in Siria per farsi esplodere, quando può camminare per pochi chilometri e farsi esplodere contro gli occupanti della sua terra? Ci sono una serie di fatti che indicano come i palestinesi stanno contribuendo alla guerra in Siria.

Secondo un rapporto della BBC, del dicembre 2013, 30 palestinesi di Gaza sono stati uccisi in Siria, mentre si stima che 70 palestinesi abbiano lasciato Gaza per unirsi alla guerra in Siria. Un’importante leader salafita a Gaza, Abdullah al Maqdesi, ha detto a France 24, "Circa 27 jihadisti sono partiti per combattere in Siria, alcuni di loro sono tornati, alcuni sono stati martirizzati, alcuni feriti e altri sono ancora lì o hanno lasciato la Siria per un altro paese".

Tra i defunti: lo shaid Wissam al Atl e Fahed Al Habash il cui necrologio da parte del governo di Hamas dichiara che fu martirizzato in Siria. La polizia di Hamas ha distribuito i poster ufficiali dicendo che Habash fu ucciso mentre combatteva al fianco di al Nusra Front a Homs. Suo fratello ha detto ai media britannici che Fahed voleva combattere gli sciiti in Siria".

Mohammed al Qonayta, un leader delle Brigate Qassam, è stato ucciso mentre addestrava formazione combattenti ISIS. Mohammed Jihad al Zaanin ha combattuto a fianco dell’ISIS ed è stato proclamato martire al servizio di Dio.

L’Eben Tamima Center di Gaza ha anche annunciato la morte di Nidal al Ashi e Saed Shaalan, martiri del movimento salafita in Siria.

Cosa stavano facendo questi palestinesi? Perché lo facevano? Chi può fermarli o convincerli che la loro battaglia è altrove? Sono i rifugiati palestinesi quelli chiamati ad un’autocritica generale.

Chi cerca di liberare la Palestina non entra in un gruppo di assassini che lavorano sotto il comando degli Stati Uniti per servire un occupante e un criminale: Israele.


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Monday, January 13, 2014

Yarmouk – A Palestinian Responsibility
By Ibrahim al-Amin

Are we to express repentance before tackling such a subject? So be it, here we go: He who besieges a refugee camp is a criminal; he who kills people from hunger or thirst is a criminal; and he who doesn’t speak up against such oppression is a criminal! Fair enough? Let’s get down to business.

Following the death of Ariel Sharon, a single sentence was echoed by those supporting the opposition in Syria and objecting to the Resistance in Lebanon! Based on experience, ideology, politics, history, and geography, the majority of those people are not advocates of the Palestinian cause. On the contrary, they never once stood against any of the humiliation and massacres suffered by Palestinians all over the world, yet they agreed: “Sharon only died after he was assured that someone in Yarmouk Palestinian refugee camp is continuing what he started in Sabra and Shatila!”

Those who believe this is an expression of solidarity with Palestinians, let them have it. Those who think that such a stupid slogan helps Palestinians, they are ridiculous.

But, as a matter of fact, Yarmouk is not Sabra and Shatila. Syria is not Lebanon. The Syrian army is neither the Israeli occupying forces nor the racist Lebanese gangs. The armed groups in the camp are not the pioneers of the Palestinian revolution. The Salafi Palestinian movement is not the Palestine Liberation Organization. And the road to Palestine doesn’t pass through Damascus.

First and foremost, the Palestinians ought to face the truth themselves, commoners before leaders, and refugees before residents of the historical land in the territories stolen in 1948, the occupied West Bank and liberated Gaza, which was transformed into a big prison!

Today, the unfolding events are 100 percent a Palestinian responsibility. This is a fact, and those who deny it should present us with evidence, not slogans. They should admit that Palestinians in Syria enjoyed advantages that their counterparts were deprived of in every corner of the world – advantages not even enjoyed in Gaza and the West Bank. In Syria, Palestinians were citizens.

Naturally, Palestinians endured oppression, tyranny, and misery like all Syrians. They also suffered from the practices of some Palestinian forces that took advantage of their relations with Damascus. But what happened to Yarmouk today? What made it a target? What pushed Palestinians in this camp to believe in toppling Bashar al-Assad?

In mid-2011, Yarmouk came to be at the heart of the Syrian crisis. No one imagined it would remain neutral, but no sane person ever figured that much of the camp would raise their weapons in the face of Syria.

The camp witnessed interior clashes, then some residents “rebelled” and took over large areas in the interest of “the Syrian revolution.” They refused to let the Syrian army in, and turned the camp into a haven for opposition armed groups.

The Syrian army bombarded the camp. Militants and civilians were killed. This was followed by the great exodus. Those who stayed are the ones who refused to go through a new displacement, as well as members of armed groups and their families. In a few months the camp was transformed into a haven for groups like the Islamic State of Iraq and Syria (ISIS) and al-Nusra Front.

The camp’s most prominent group is Aknaf Bayt al-Maqdis Brigades (Brigades in the Environs of Jerusalem), formed by members of Hamas, including a bodyguard of Hamas political bureau chief Khaled Meshaal. Hamas claims the group leaders are no longer within its organizational structure, but still refuses to condemn their actions. Some of these militants provided assistance to armed groups outside the camp and even outside Damascus countryside.

Meanwhile, the Syrian army has not entered the camp, and it doesn’t intend to. This is a decision made by Syrian authorities and well known by all parties, including the camp’s armed groups. No real solution will ever be reached unless the Palestinians themselves force the militants out and decide to distance the camp from any interior Syrian tumult.

But the real issue here goes beyond Yarmouk, it actually involves many Palestinians, including the advocates of the Islamic movement inside Palestine and the diaspora. It is based on a Palestinian awareness that what is happening today goes against their beliefs regarding the future of their cause. The behaviors of Islamists in Syria, Egypt, and other countries brought catastrophes.

Can any Palestinian explain the secret of this great enthusiasm to topple the Assad regime? Whose interests are they serving by destroying Syria?

Why is a Palestinian youth from the 1948 territories, the West Bank, or Gaza ready to travel to Syria to blow himself up when he can walk a few miles and blow himself up against occupiers of his land? There are a number of facts that indicate Palestinians are contributing to the war in Syria.

According to a December 2013 BBC report, 30 Palestinians from Gazan were killed in Syria, while an estimated 70 Palestinians left Gaza to join the war in Syria. Prominent Salafi leader in Gaza, Abdullah al-Maqdesi, told France 24, “About 27 jihadis left to fight in Syria, some of them came back, some were martyred, some injured and others are still there or left Syria to another country.”

Among the deceased: suicide bomber Wissam al-Atl and Fahed al-Habash whose obituary by the Hamas government stated he was martyred in Syria. Hamas police distributed official posters saying that Habash was killed while fighting alongside al-Nusra Front in Homs. His brother told British media that Fahed “wanted to fight Shia in Syria.”

Mohammed al-Qonayta, a Qassam Brigades leader, was killed while training ISIS fighters. Mohammed Jihad al-Zaanin fought alongside ISIS and was proclaimed a “martyr in the service of God.”

Eben Tamima Center in Gaza also announced the death of Nidal al- Ashi and Saed Shaalan “the martyrs of the Salafi movement in Syria”.

What are these Palestinians doing? Why are they doing it? Who can stop them or convince them that their battle is elsewhere? Palestinian refugees are the ones called to conduct an overall review.

The one who seeks to liberate Palestine doesn’t join a bunch of murderers who work under US command to serve one occupier and one criminal: Israel.

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