http://www.huffingtonpost.it
29/07/2014

Preferisco morire con dignità che vivere in una prigione a cielo aperto
di Mohammed Suliman
Palestinian human rights worker in Gaza

Gaza è un posto difficile; è piccolo, sovrappopolato e sotto assedio. Ma le persone sono gentili. Il cibo è delizioso e la spiaggia, anche se sporca, ci dà quasi l'illusione di essere liberi. Il tramonto sul mare è uno spettacolo fantastico, nonostante le navi da guerra israeliane che spuntano all'orizzonte. Fatevi una passeggiata lungo le sue strade, e incontrerete venditori ambulanti, soprattutto bambini. Prendete un taxi, e scendendo starete già scambiandovi i numeri di telefono con il vostro nuovo amico, il taxista.

I nostri mercati sono il caos completo, un'esperienza a cinque sensi. L'ora di punta è quando i bambini delle scuole, nelle loro uniformi UNRWA o nelle loro magliette del Barcellona o del Real Madrid, finiscono le lezioni e straripano nelle strade tornando a casa. È lì che realizzi quanto sia giovane la popolazione di Gaza. La notte è movimentata quanto il giorno. Andare a fumare shisha in spiaggia, o al bar del centro, o rilassarsi in famiglia. Anche le persone di Gaza sono umane.

Ma lo scenario a Gaza non è più così. Le strade sono deserte, come la spiaggia. Le scuole sono diventate rifugi di fortuna stipati di persone senza casa che fuggono la morte in un posto che dovrebbe essere più sicuro. Il bel suono della vita è stato rimpiazzato da uno terribile di morte. I droni ronzano in cielo, e i jet militari rombano.

C'è sempre un qualche bombardamento a distanza. La distanza, comunque, è relativa. Potrebbero essere così vicini da spaccare le vostre finestre e da farvi gridare con tutto il fiato. Solo allora realizzerete di avere appena scampato una morte vicina. Ma qualcuno inevitabilmente potrebbe essere morto. Potrebbe accadervi più volte in un giorno prima che vi decidiate a dormire in un posto più buio e sicuro della casa, al rumore delle bombe e dei missili che cadono, nella speranza che nessuno di quei missili si diriga verso di voi.

Le persone a Gaza stanno vivendo un altro assalto di Israele, il terzo di questo tipo in sei anni, senza poter fuggire da nessuna parte. Mentre i missili colpiscono le case civili, intere famiglie vengono cancellate. Come descrivere altrimenti l'omicidio di 25 membri di una famiglia in un solo attacco, o quello di altri 18 membri di un'altra famiglia in un singolo altro attacco? Come descrivere il bombardamento arbitrario e indiscriminato di una delle aree più popolose e impoverite di Gaza, con un numero infinito di missili e mortai tutta la notte che impediscono alle ambulanze e alle forze di difesa civili di accedere all'area per salvare ed evacuare le vittime?

"Non bersagliamo i civili," ci dice Israele. "Questa è una bugia" dovrebbe essere la risposta di una persona sana, a queste parole che sono perlomeno senza fondamento. Israele bersaglia eccome i civili, con le sue armi sofisticate ad alta precisione, perciò ci sono stati ad ora più di 1000 morti a Gaza, di cui l'80% tra civili, stando ai numeri dei gruppi di diritti umani. Sono stati uccisi più di 200 bambini, alcuni bruciati, altri decapitati e molti altri sventrati. Le navi da guerra israeliane hanno ucciso quattro bambini della famiglia Bakr che giocavano sulla spiaggia in piena luce del giorno, un incidente a cui ha assistito il reporter della NBC a Gaza Ayman Mohyedin. Un cecchino ha ucciso un giovane e povero uomo che era alla ricerca del suo cugino disperso tra i detriti, subito dopo il massacro indicibile di Al Shujayeh.

I suoi droni senza pilota hanno ucciso con un missile due fratellini della famiglia Areef, mentre si stavano comprando lo yogurt per colazione. In un altro attacco, Israele ha sparato dei missili uccidendo tre bambini mentre stavano dando da mangiare ai piccioni e alle galline sul tetto di casa loro. Israele ha scaricato migliaia di tonnellate di esplosivi su una delle aree più densamente popolare al mondo, uccidendo con un attacco aereo 26 membri della famiglia Abu Jame, 20 della famiglia Al Najjar, 18 della famiglia Al Batsh, 9 di quella Al Qassas, 7 di quella Al Keilani, 8 di quella Kaware', 5 da quella di Hamad e così ancora, e ancora. Queste sono le storie che ci vengono raccontate, mentre aspettiamo la morte seduti nella comodità della nostra casa.

Si potrebbe negoziare un cessate il fuoco, si potrebbe trovare un accordo. Hamas potrebbe smettere subito di lanciare razzi, ma poi Israele smetterà di usare la violenza quotidianamente contro i Palestinesi di Gaza e della Cisgiordania? La realtà è che se i Palestinesi smettono di resistere, Israele non smetterà di occupare, come hanno detto più volte i suoi leader. Gli ebrei rinchiusi nel ghetto di Varsavia avevano un motto: "vivere e morire con dignità." E così mentre sto seduto nel mio ghetto assediato, penso a come i Palestinesi abbiano onorato questo valore universale. Viviamo con dignità e moriamo con dignità, rifiutando di accettare di essere soggiogati.

Siamo stanchi della guerra. Io, da parte mia, ne ho avuto abbastanza dello spargimento di sangue, della morte e della distruzione. Ma non posso neppure tollerare il ritorno a uno stato delle cose profondamente ingiusto. Non posso più accettare di vivere in una prigione a cielo aperto. Non possiamo più tollerare di essere trattati come sotto-umani, privati dei diritti umani basilari. Siamo intrappolati qui, tra due morti: morte a causa delle bombe e dei missili di Israele, o morte a causa del blocco israeliano di Gaza.

Vogliamo poter entrare e uscire da Gaza liberamente, quando ci va. Perché ai nostri studenti non dovrebbe essere garantito il diritto di studiare nelle università che preferiscono? Perché i nostri pazienti dovrebbero essere lasciati morire, dato che Israele non gli permette di ricevere cure mediche in ospedali fuori da Gaza? I nostri pescatori vogliono pescare nel nostro mare senza il timore di essere uccisi. Meritiamo il diritto di avere accesso all'acqua pulita, all'elettricità e ai nostri bisogni basilari. E invece non possiamo perché Israele ci tiene sotto assedio. Occupa non soltanto la nostra terra, ma i nostri corpi e i nostri destini. Nessuno potrebbe tollerare una simile ingiustizia. Anche noi siamo umani.

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